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domenica 13 aprile 2008

Vero come la finzione


Vero come la finzione (Stranger Than Fiction)
Regia: Marc Forster
Cast: Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Emma Thompson, Tom Hulce, Tony Hale, Denise Hughes, Linda Hunt.

Un film molto interessante, non posso anticipare niente sulla trama, va visto.
Veramente bello.
Un unico neo, ma è solo un parere personale: io sono d'accordo con Giorgio Lopez (D. Hoffman) sul finale della storia. Sarebbero cambiate molte cose nel film che avrebbero avuto un sapore ed un potere diverso, cambiando solo gli ultimi minuti.
Quella era la direzione, ma il dibattito è sempre aperto.

voto 8

Déjà vu - Corsa contro il tempo



Déjà vu (2006)
Regia: Tony Scott
Cast: Denzel Washington: Doug Carlin, Paula Patton: Claire Kuchever, Val Kilmer: Andrew Pryzwarra, James Caviezel: Carroll Oerstadt, Adam Goldberg: Denny, Elden Henson: Gunnars, Erika Alexander: Shanti, Bruce Greenwood: Agente FBI Jack McCready

Strano film, sembra aprirsi come un normale thriller poliziesco americano alla ricerca di un fantomatico attentatore che uccide circa 500 persone a bordo di un traghetto. Così non è, o per meglio dire, l'ingrediente principale è quello, ma questo film è condito con una salsa leggermente diversa. Questo ingrediente particolare rende da un lato il film interessante e apre profonde meditazioni filosofiche, dall'altro evidenzia come, essendo materia altamente complicata, chi ha steso la trama non sia in grado di quadrare il cerchio. O almeno forse.
Il tema è la possibilità di interagire col tempo, più nello specifico di vedere il passato, fino a poterci viaggiare, addossando la possibilità alle teorie per cui spazio e tempo non siano altro che due manifestazioni diverse della stessa materia.
Curvando lo spazio è possibile avvicinare il passato ad oggi.
Il film sposta poi il tema sulla possibilità di modificare il passato e sulle implicazioni che tali modifiche hanno sul presente, o futuro, che di fatto potrebbe non esistere più.
La trama ha non pochi punti deboli in questo ambito.
Come giallo è invece interessante.
Il finale è un po' una farsa, non la risoluzione, della trama, intendo proprio il finale finale.
Il cerchio della storia può quadrare soltanto dando un'interpretazione che o è nascosta dagli autori, e in quel caso sarebbero dei geni, o non è stata presa in considerazione degli autori, e allora sarebbero degli stupidi: il viaggio nel passato non è unico, ma il protagonista torna ripetutamente indietro nel tempo, o almeno le sue manifestazioni, cioè quelle che sono vissute 4 giorni prima di lui, e, a tentativi, cerca di salvare la ragazza, riuscendo egli, che è il nostro presente, dove i suoi predecessori hanno fallito. Altrimenti l'ambulanza nel granaio, quando la trovano per la prima volta, non ha motivo di esistere.

Voto:
per il tema 8
per il giallo 7
per la trama 5

mercoledì 26 marzo 2008

Saturno contro



Saturno contro (italia 2007)
Regia di Ferzan Ozpetek; con PierFrancesco Favino, Stefano Accorsi, Luca Argentero, Margherita Buy, Ambra Angiolini, Serra Yilmaz, Milena Vukotic, Isabella Ferrari, Ennio Fantastichini.

Niente a che vedere con i film fino ad oggi inseriti in questa rubrica. Qui siamo su un altro universo. Ozpetek crea sempre degli scorci sulla vita di qualcuno. In questo caso si sente eco delle Fate Ignoranti. Non solo per la presenza di attori protagonisti a comune, ma anche perché lo sguardo cade in entrambi sul mondo omosessuale e quello etero che si relazionano. E’ un film estremamente drammatico che non consiglio di vedere quando si è particolarmente giù per non rischiare di scoppiare in un pianto angosciante e prolungarlo per tutta la visione. Attori molto bravi interpretano personaggi ritratto di persone che nella vita quotidiana si possono incontrare. E’ però la loro interazione a creare l’unicità della situazione raccontata. Si parla d’amore, d’amicizia e di dolore. Quando tutto sembra non avere più senso bisogna attaccarsi a ciò che di bello rimane per poter ricominciare pian piano a vivere.
Guardando il film ci si prende il carico delle sofferenze dei protagonisti. Questo permette di entrare nel loro animo.

domenica 23 marzo 2008

L’amore non va in vacanza



Titolo: L'amore non va in vacanza (The Holiday)
Regista: Nancy Meyers.
Cast: Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law, Jack Black

Commedia americana con cast piuttosto rassicurante vista la presenza di Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law e Jack Black. Si parla d’amore e si cerca di mostrare tutti i modi nel quale si può manifestare. A volte ci si innamora della persona sbagliata oppure si crede di amare, ma solo perché non sappiamo ancora cosa quale sia il suo vero significato. Vengono date speranze a chiunque si senta solo. L’amore arriva quando meno te lo aspetti, anzi più abbassi la guardia e più possibilità hai di innamorarti. Perché in questo campo non si può comandare.
Viene dimostrato, in un certo senso, che un solo giorno può sconvolgere in positivo la tua vita. La bellezza della sorpresa e dell’inaspettato. Non è infatti nient’altro che una vacanza quello che le protagoniste vogliono. Rifugiarsi in una realtà il più lontana possibile dalla loro le aiuta a ritrovarsi, ad eliminare il contorno o l’influenza dello stile di vita che hanno sempre avuto. Si elimina pian piano tutto ciò che nasconde l’essenza. Da una parte si scopre l’amore per la prima volta forse. Dall’altra la gioia di vivere e si indirizzano le proprie energie verso chi veramente le merita. Una bella commedia insomma che ti lascia il sorriso e che ti mostra il lato bello della vita. E’ stato evitato l’evento drammatico che invece molti film ci mostrano. Forse è stata scelta una strada un po’ più da sognatore che da persona attaccata alla vita reale. Ma perché togliersi il gusto di sognare?
Voto: 8.

martedì 26 febbraio 2008

Dreamgirls



Titolo: Dreamgirls
Anno: 2006
Attori principali: Jamie Foxx (Curtis), Beyoncé Knowles (Deena), Jennifer Hudson (Effie), Eddie Murphy (Jimmy).

Dreamgirls appartiene al genere film musical. Come in tutti i casi di musical se non ti prende ti cominciano pian piano ad annoiare tutti i momenti cantati, smetti di leggere i sottotitoli e in sostanza smetti di seguire e di prendere sul serio il film. Con Chicago, tra l’altro senza sottotitoli, questo è stato il risultato. Dreamgirls invece ha catturato la mia attenzione. La storia c’è e quindi non si fa fatica a guardare il film fino alla fine. E poi le canzoni sono piacevoli. I protagonisti si esprimono attraverso la musica. Jennifer Hudson ha una voce stupenda che mi ha fatto venire brividi su brividi lungo la schiena. Energia, voce piena, sfumature e interpretazione intensa: lei ci ha messo tutto questo. Così si è presa anche un Oscar. Eddie Murphy è in una parte insolita, rispetto a quelle di poco spessore che di solito interpreta, e canta molto bene.
Ci viene mostrato come tra bravura e successo raggiunto non sempre ci sia linearità di connessione. Chi è il massimo spesso deve attraversare ostacoli su ostacoli, cadere, rialzarsi e trovare la forza di non abbandonare un cammino che alla fine, sappiamo tutti, non dà mai un risultato sicuro. Il successo è più facile da raggiungere quando si è carine e non troppo al di sopra degli schemi. Il pubblico viene spesso considerato troppo stupido per evolvere i suoi gusti da un livello basso ad uno medio alto. Non viene educato da nessuno anzi è conveniente che resti ignorante per poterlo convincere che certa musica è quella giusta. Ora Beyoncé non canta come Jennifer Hudson, ma non è neanche da considerare tra le cantanti che non meritano il successo che hanno. Certo la Hudson nel film è superiore.
Viene raccontato come il successo distrugga, come si incontrino persone che giocano molto sporco e come si perda facilmente se stessi toccando il fondo. L’errore sta nel fare del successo linfa vitale.

Voto: 8

lunedì 25 febbraio 2008

In due per la vittoria


In due per la vittoria (The Cutting Edge: Going for the Gold)
2006
Regia: Sean McNamara

Non è altro che una commedia come molte, magari anche più carina di molte, molto americana, che non delude le aspettative che propone. Una differenza: il pattinaggio su ghiaccio. Questo sport fa da sfondo al film, e poichè mi piace assai anche questo film non mi è dispiaciuto.

Voto (come film di categoria) 8
Voto (come film e basta) 5

martedì 19 febbraio 2008

La famiglia omicidi





Titolo: La famiglia omicidi (keeping mum)
Anno: 2005
Interpreti principali: Rowan Atkinson (Walter Goodfellow), Kristin Scott Thomas (Gloria Goodfellow), Maggie Smith (Grazia Hawkins), Patrick Swayze (Lance).

Un titolo così già fa intuire che il film prevede, detto in modo carino, qualche perdita. Ma per essere sicuri che lo spettatore sappia che ci saranno sul serio degli omicidi si comincia con uno già avvenuto. Una donna su un treno porta con sé un enorme baule. Sotto al baule lentamente si forma una pozza di sangue. Beh che dire dentro c’è sicuramente un cadavere ( o più d’uno chi lo sa?!). E poi si fa volare il tempo e ci viene presentata una strana famiglia dove Rowan Atkinson (alias Mr. Bean) fa il vicario di un piccolo paesino, la moglie si sente poco apprezzata, tenta la strada di farsi l’amante e sceglie il suo insegnante di golf Patrick Swayze (Dirty Dancing), la figlia cambia ragazzo ogni giorno e il figlio subisce la sottomissione dei bulli della scuola. Poi arriva lei, invecchiata, ma sempre con il suo enorme baule. E’ Grazia la nuova governante interpretata da Maggie Smith (alias Professoressa McGranitt) che porta la pace in famiglia con modalità forse non troppo usuali e moralmente poco accettabili. Una sorta de “il fine giustifica i mezzi” insomma. E i risultati alla fine ci sono. Il cambiamento positivo è raggiunto a tal punto da portare il vicario, chiaramente ignaro del come tale fine sia stato raggiunto, a pensare che in realtà lei sia una grazia divina per la sua famiglia. (chiaro il gioco di parole sul nome della donna). Humor inglese chiaramente, ma dicendo la verità il film fa ridere sul serio. Straordinarie la pacifiche espressioni e i sorrisi soddisfatti dopo aver completato una delle sue “missioni” per portare serenità alla famiglia. Unica pecca il povero canino.

Voto: 7

venerdì 15 febbraio 2008

La morte ti fa bella

Premessa: quanto segue non ha la pretesa di essere una scheda, un resoconto, una descrizione, un saggio o niente di attendibile in senso cinema- tografico, solo conside- razioni e opinioni.



Film: La morte ti fa bella (Death becomes her)
Anno: 1992
Interpreti principali: Meryl Streep (Madeleine Ashton), Goldie Hawn (Helen Sharp), Bruce Willis (Ernest Menville), con la partecipazione di Isabella Rossellini (Lisle Von Rhoman).

Era nella lista dei "da vedere" insieme ad una miriade di inaspettati. E' capitato ed allora inauguriamo la nuova rubrica "ultimo film visto", una rubrica che si caratterizzerà nel corso del suo svolgimento.

Vedere questo film a distanza di 15 anni dalla sua realizzazione sicuramente fornisce spunti diversi rispetto a quelli dello spettatore contemporaneo: abiti, mezzi, acconciature, sono diversi, ma la validità dell'opera rimane.
Il senso di grottesco che si percepisce quando Mad si rialza (goffamente) dopo essersi vistosamente rotta l'osso del collo cadendo dalle scale (altra scena che nella drammaticità suscita del riso per la regia con cui è articolata: la caduta è quasi infinita, a camera ferma si vede passare la tapina con dettaglio sul suo collo che si piega, ecc...) e si ritrova a parlare con il marito con la testa girata verso il sedere è uno degli elementi caratteristici del film.
Un senso di alienazione profonda colpisce certi personaggi quando si trovano a fare i conti con situazioni inspiegabili e innaturali: Ernest, seppur sconvolto rimane quasi impassibile e vive l'avvenimento come un presagio divino, mentre il dottore del pronto soccorso (interpretato da Sydney Pollack) muore di infarto appena abbandonata la sala visite.
Ultima nota di grottesco si percepisce al termine del film, quando viene rivelato una profonda realtà morale, che potrebbe essere spacciata come la morale del film (che invece non ha assolutamente pretese in tal senso), e le due decrepite amiche hanno un moto di riso che rompe il silenzio in chiesa.

Voto: 8 (la valutazione è assolutamente personale ed esprime pareri assolutamente personali e non necessariamente condivisibili)